Musica

Brian Eno – Lux

Ho sempre considerato Brian Eno un grande sopravvalutato. Uno che ha sempre saputo vendersi bene e capace di trovarsi al posto giusto nel momento giusto, ad esempio a Berlino..
Cionondimeno, ho anche saputo apprezzare l’apparente semplicità di certe sue soluzioni, al limite dell’evanescenza ma sempre dotate di un tocco personale: non proprio un imbonitore da fiera il nostro, piuttosto un artistoide svagato che al momento giusto sa attirare l’attenzione del pubblico senza dover cadere nel cattivo gusto o nella parodia di se stesso ma senza mai dare prova del immenso talento che gli è sempre stato attribuito da terzi per merito di atteggiamenti e frequentazioni.
Il suo penultimo album tutto lasciava intendere meno che il nostro Brian avesse firmato per la Warp Records per ritagliarsi uno spazio da vecchio leone allo zoo. Another Day on Earth non scimmiottava il tipico suono dell’etichetta di Sheffield in un’improbabile resurrezione artistica giovanilista, né era un mero esercizio di stile, andando invece ad approfondire certi aspetti della produzione di Eno, sicuramente non nuovi, che sono solamente tangenziali nel descriverne la visione artistica.
Lux invece ci porta nel cuore del Brian Eno più puro, più consapevole, più visionario.
E’ un caso che i quattro brani che lo compongono occupino quasi esattamente la durata di un CD? No, non lo è, Lux occupa il suo supporto fisico (il migliore disponibile checchè ne pensi l’industria che per cavare spiccioli dagli ultra quarantenni sta rilanciando il vinile) esattamente come ambisce ad occupare lo spazio in cui è riprodotto, non già la Reggia di Venaria, ma possibilmente qualsiasi ambiente in cui venga riprodotta.
Mentre il termine ambient ormai descrive un genere musicale oscillante tra bordoni infiniti di suoni indistinguibili o melodie banali rallentate fino allo spasimo, Brian Eno, che del genere è considerato il padrino, ci propone una cosa diversa, soprattutto ci regala una leggerezza mai stucchevole che deriva non dalla riconoscibilità e dall’iterazione bensì dalla mutevolezza e incostanza.
Bellissimo disco, Lux, ambizioso senza strafare, serio ma non serioso. In un mondo di strepitanti annunciatori dell’Apocalisse e di fenomeni commerciali senz’anima, un disco che chiede sommessamente di essere ascoltato soltanto in grazia del proprio materiale atto di esistere è un’opera d’arte coraggiosa.
Consigliata la First Edition in digi-pack, contenente quattro piccole stampe in stile cubo-futurista.

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